le 4 ultime tavole del fumetto “calendar girls” un fumetto di sesso sul senso, la percezione e la misurazione del tempo, ovvero cosa fare durante la chiusura totale per co.vi.d. ’19

ho fatto dei sacrifici per riuscire a finire tutto in questa settimana…
ho già in mente un nuovo albo di storia.
…ma vediamo se ne avrò il tempo 😦

il pippone prefumetto di questa settimana e che continuerà nelle prossime nei prossimi post di “riassunto” (in cui raccoglierò le tavole in modo più fruibili), è su: la limitatezza del mezzo.

la logica senza intuizione è vuota, e l’intuizione senza logica è cieca. (i. kant)

per cui non parlerò della matematica, per il mio problema di cecità matematica, ma consiglio a chi ne è più avvezzo, e che da il soggetto a questo preambolo… conoscete kurt gödel? e in particolare i suoi teoremi di incompletezza? neanch’io li conoscevo, e purtroppo non li ho capiti in modo pieno, ma ho intuito che c’era una idea forte dietro.
perchè come i fisici e la fissione dell’atomo… studiare la struttura dell’atomo fisico ha portato la scoperta di una nuova fisica. a scoprire gli atomi matematici ha portato ad una nuova matematica.
questa ricerca che diventa qualcos’altro la svilupperò su altri versanti, forse più alla mia portata…

credo che sia doveroso cominciare dall’arte e in particolare sul senso delle tavole monocrome.
comincio da yves klein e dal suo blue klein, e la sua rinuncia di figura/sfondo, forme, dimensione, ma anche la sua volontà di usare un blu che rimanesse il blu che aveva scelto, senza che perdesse di luminosità una volta pittato (una specie di paradosso, il colore con cui si dipinge non è il colore che si dipingerà -per quanto sia un problema comunissimo nella pittura delle ceramiche-).

“La preferenza per le tonalità del blu-azzurro, che nella psicologia del colore rappresenta il colore spirituale per eccellenza, denuncia una tensione verso l’illimitato, l’immateriale, in natura rappresentati dal cielo e dal mare, entrambi blu, che sono per lui “il supporto di intuizioni non racchiudibili in formule“, come riferisce Pierre Restany.” (artemoderna yves klein “monocrome ikb 79”)

“La pittura diventa quindi non-pittura e la pura superficie del supporto, liberata dai dettagli contingenti della raffigurazione e dell’iconografia, diventa essa stessa compiuta pittura, di semplicità assoluta, essenziale nella sua condizione di elemento primordiale e indispensabile ad ogni discorso artistico: la superficie diventa il prototipo di una nuova categoria, la non-pittura, acquisendo una sua integrità e specificità proprio dall’antinomia con la pittura, l’assenza della pittura indica la presenza della non-pittura.”
(tratto da artemodertna il monocromo)

le storie che non finiscono mai, quelle che dalle quali una storia ne fa nascere altre mille, e che ognuna porta ad altri pensieri per altre mille storie, pensieri che colmano i silenzi e che portano altre storie…
la pittura che diventa non pittura,
il fumetto che diventa non fumetto…

eccovi, quindi, le quattro tavole (quattro!!!!) conclusive di questo appuntamento settimanale.
(per chi volesse leggere le puntate precedenti 123456788 bis910a10b, 10c)

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“calendar girls” 10c -puntata finale del trittico- una storia sul senso del tempo e di come lo percepiamo, ovvero cosa fare durante il lockdown per corona virus (un paio di cose su gesù)

in questa terza parte della decima puntata, come avevo premesso, arriviamo anche a una questione più seria: gesù.

a parte che gesù, essendo maschio, non può essere generato solo da una donna, perchè il cromosoma y è posseduto solo dai maschi

i teologi medievali si chiedevano come mai c’erano tanti figli del diavolo, soprattutto si chiedevano come facevano visto che non hanno sesso, come gli angeli. secondo quanto avevano ricostruito, il demone si crea un sosia d’aria. ma come fa a procreare? perchè può assumere corpo di uomo o di donna, ed essendo una creatura fredda (per cui dentro di lui si conserva), prima prende identità femminile in cui raccoglie il seme, e poi di uomo per riversarlo procreando con un’altra donna. ecco come con una perversione di gusti mentali hanno trovato il modo di spiegare la sessualità degli angeli.

ricordiamo anche che si salta sempre di palo in frasca, barabba, era molto probabilmente un partigiano che lottava contro l’esercito d’occupazione, accusato forse di aver ucciso un soldato romano e aver condotto una rivolta.

…ma poi gesù c’è salito veramente in croce?

all’inizio circolavano diverse versioni di vangeli, quella ufficiale ci riporta la tortura, la passione e la morte come la conosciamo tutti.
ma c’è una versione degli gnostici che è interessante… non ci è arrivato il testo originale, perchè non fu la fazione vincente e si fece sparire tutti i loro testi eretici. a noi è arrivata questa versione dei basilidiani in modo indiretto, tramite la critica di lattanzio.

cosa dicevano i seguaci di basilide? che gesù non era morto in croce.
prima di essere rieducat* dal catechismo, in molt* ci siamo chiest* “come fa il figlio di dio a morire in croce?”, poi ci hanno detto è morto in sacrificio per espiare i peccati dal mondo, e via dicendo…
basilide racconta sulla morte di gesù “alle genti è apparso in terra come un uomo e ha compiuti prodigi, però non ha patito lui. ma un certo simone di cirene, costretto, ha portato la croce di lui, al suo posto… e costui è stato crocefisso, per ignoranza ed errore degli altri, perchè cristo lo aveva trasformato, così che si credesse che fosse lui gesù. gesù invece aveva assunto l’aspetto di simone e stando ritto in piedi irrideva i crocefissori.

forse questa versione di basilide sarebbe rimasta una curiosità storica di lattanzio… se non fosse che questa versione entra anche nel grande testo concorrente: il corano.
il quale sostiene che gesù non morì in croce e non ci fu quindi nessuna resurrezione ma che ascese direttamente per essere assunto anima e corpo, in cielo.

neanche sulla morte di gesù si è mai stati certi… il post nascosto tra i miti antichi e moderni un concetto che vi ho già condiviso: dai pensieri nascono le idee, che portano parole, che si scambiano in chiacchiere e che stimolano nuovi pensieri, i quali ci fanno sognare altre idee e ci fanno nascere nuove parole da scambiare ancora in altre chiacchiere…

ma vediamo ora come procede la ricerca del calendario perfetto.

 (per chi volesse leggere le tavole precedenti 123456788 bis9, 10a, 10b)

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“calendar girls” puntata 10b una storia sul senso del tempo e di come lo percepiamo, ovvero cosa fare durante il lockdown per corona virus (la nascita del sosia, di eracle e delle ore)

tra tanti cambiamenti, continua l’uscita settimanale…

questo è un po’ il continuo della puntata precedente, in cui abbiamo accennato della ninfa eco che era stata condannata da era a ripetere sempre le ultime parole sentite perchè “copriva” i tradimenti di zeus… ma ora scriveremo della storia di sosia.

tra i vari tradimenti di zeus (o giove) alle spalle di era (o giunone), dobbiamo ricordare quella raccontata nell’anfitrione da plauto, in cui zeus si invaghì di alcmena. tralascio una parte dell’appassionante e complicata “soap opera” degli dei dell’olimpo, e andiamo alla parte che ci interessa, quella da come da una storia ne possono nascere altre mille…
alcmena era fedele nell’attesa del ritorno del suo futuro marito anfitrione, ma zeus voleva andarci a letto a tutti i costi. zeus quindi si tramutò in anfitrione e si presentò da lei, e alcmena credendolo anfitrione, si concesse a lui. ma in questa storia di doppi, la cosa non finisce qui, perchè quella sera, dopo una guerra che doveva servire per conquistare alcmena, c’è il ritorno del vero anfitrione. anfitrione sbarca di notte al porto e manda il suo schiavo sosia a farsi annunciare (dai commenti di sosia in questo viaggio anche mozart prende spunto nel suo don giovanni).

zeus allora chiede aiuto al dio mercurio, che si trasforma anche lui, e si trasforma in… sosia. mercurio-sosia blocca per strada il vero sosia, un po’ a chiacchiere e un po’ a suon di ceffoni, lo confonde e lo fa desistere dalla sua missione, perchè mercurio convince sosia che è mercurio il vero sosia!
sosia rimane un po’ incerto, perchè… qualcosa non gli torna. facendo qualche passo indietro dice “io sono io”, ma guardando mercurio “non ho mai visto nessuno di più simile a me di quell’io laggiù”, e poi aggiunge “ma allora… perchè io dubito?”, (che ricorda il “penso dunque sono” –cogito ergo sum– di cartesio, infatti giambattista vico usava questo episodio plautino per dire, che neanche cartesio aveva inventato nulla).

però mercurio-sosia gli tira un altro paio di pugni e sosia si rassegna. questa confusione fa si che sosia si domanda sulla vera natura fisica per convicersi che lui è l’altro. si chiede, chiede agli dei, dov’è morto, dove si è trasformato, perchè se mercurio è sosia, sosia è diventato un’altro. sosia quindi lega la memoria al proprio essere se stesso.
sosia torna da anfitrione e a questo punto spera di essere un altro, perchè così se neanche anfitrione lo riconosce, si mette il berretto e si fingerebbe liberto, contento che non sarà più uno schiavo.
questo cambiamento di sembianze, che gli antichi attribuivano alla magia, i “moderni” lo attribuiscono al potere alla scienza, un esempio tra i tanti (che anch’essi sono diventati sinonimi di doppi) lo troviamo in “lo strano caso del dottor jekill e del signor hide” scritto dall’avvocato stevenson. è anche vero, che se spesso gli antichi sognavano di trasformarsi, noi lo abbiamo abbandonato, un etnopsicanalista moderno, george devereux, afferma che nella sua esperienza, nessuno gli ha mai raccontato di un sogno di metamorfosi.

per concludere la storia, poi anfitrione arriva a palazzo, in un alternarsi tra zeus-anfitrione e il vero anfitrione, ci sono un altro po’ di equivoci, ma alla fine, anfitrione consuma il suo amore con alcmenia.
chi nacque? oltre alla nascita del sosia, da questa notte d’amore di zeus ed alcmena, e tra il vero anfitrione ed alcmenia, nascono due gemelli (gli antichi greci avevano il sospetto che quando nascevano due gemelli, ciò accadeva perchè la madre era stata con due uomini diversi). quindi un gemello era il figlio di anfitrione e l’altro era figlio di zeus. il primo si chiamò ificle, il secondo… eracle (o detta alla latina, ercole).
…che poi era fu ingannata di nuovo e le si fece alattare eracle (che gli diede la proverbiale forza), ma quando si accorse lo allontanò e da uno schizzo di latte di era, nacque la via lattea, ma questa è un’altra storia…

ma sempre dal mito greco, nella tavola di oggi, parliamo delle ore…

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puntata dieci di “calendar girls” una storia sul senso del tempo e come lo percepiamo, ovvero cosa fare durante il lockdown per corona virus (la storia di narciso)

come già preannunciato nel precedente post, questa volta ci sarà solo una tavola, si è entrati in una nuova “fase” del corona virus e si ricomincia a rincorrere la vita e rimane poco tempo per viveverla… o forse, visto che siamo quasi al termine di questa avventura, per avere un po’ più di spazio per raccontare le storie che ho ascoltato in questo lockdown…

la bellezza dei miti greci è dovuta, oltre che alla profondità che rendono sempre attuali le storie racccontate, è anche la pluralità delle delle versioni delle storie… e come già sottolineavo in qualche post fa, questo continuare ad aggiungere, sistemare, riadattare, mantengono viva e vivida una storia.

ad esempio tutti conosciamo la storia di narciso, che era troppo innamorato di se e che amò solo se stesso…

(mi dispiace di raccontarle in breve, ma il focus di questo post non è la mitologia… però vi lascio tutti i link per approfondire)

la storia di narciso, che noi tutti conosciamo, ci è arrivata da conone che ci racconta di un bel sedicenne, che era così bello che faceva innamorare chiunque… donne e ragazzi, vecchi e fanciulle. ma lui li respinse tutti, compreso anche eros. solo un altro ragazzo, aminia, non si diede per vinto, e continuò nel suo disperato corteggiamento. finchè, come nella ballata dell’amore cieco o della vanità, aminia si dimostrò così innamorato, da essere disposto a dare la vita per amore… narciso diede la spada ad aminia, il quale si tolse la vita per darla a narciso. narciso non si accorse della crudeltà del suo gesto, gli dei lo fecero quindi innamorare della sua immagine riflessa in un corso d’acqua, solo a questo punto si rese conto del dolore che aveva creato, e si tolse la vita a sua volta trafiggendosi il petto.
da una goccia di sangue caduta in terra nacque l’omonimo fiore

…a me piace molto il “remake” del racconto raccontato da ovidio, nelle sue “metamorfosi” che cambia anche i personaggi. il personaggio dal cuore infranto è la ninfa eco (premetto, come in una soap opera: qual’è la storia di eco? giunone, quando era alla ricerca di suo marito zeus -che era spesso in giro a tradirla-, eco, aveva l’incarico di farle perdere tempo in chiacchiere, finchè giunone non si arrabbiò e condannò eco a ripetere solo le ultime parole che le venivano rivolte o che sentiva). eco si innamorò di narciso. eco un giorno seguì il suo amore non corrisposto nel bosco. ad un punto narciso si accorge di essere seguito, e con un curioso rispecchiamento di voci, cominciarono infruttuosamente a parlarsi, finchè eco corse ad abbracciare narciso, ma narciso la scacciò. ed ecco che eco con il cuore infranto, corse via e finì la sua vita nelle valli solitarie (nelle quali la sentiamo ancora ripetere la nostra voce). nemesi, decise quindi di punire narciso: quando narciso si abbeverò da una pozza, vide per la prima volta il suo volto e dopo aver capito che era se stesso, si lasciò morire ammirandosi nell’ammirarsi…
quando le ninfe andarono a prendere il corpo di narciso per il rogo funebre, al suo posto trovarono il fiore che porta il suo nome.

ma pausania nel suo “grand tour” della grecia antica, ci racconta che quando sentì la storia di narciso, non ci volle credere. molto più pragmatico, perchè non riteneva plausibile che uno non riconoscesse se stesso riflesso, e sicuro che il fiore già esisteva, in quanto era stato già descritto prima della nascita di questo mito (quando Persefone fu rapita da Ade, stava raccogliendo proprio dei narcisi).
…pausania ci fornisce un’altra versione della storia, forse meno intrigante ma in effetti più realistica. narciso, aveva una gemella, di cui si era innamorato, ma questa morì prematuramente rispetto a lui. narciso allora, scoprì che specchiandosi, aveva la possilità di rivedere la gemella persa e trovarne un po’ di conforto per il suo lutto.

val la pena aggiugere anche una versione, tra le tante, più moderna sul mito di narciso.
oscar wilde ci racconta… beh, questa è breve, visto che non ci sono più diritti, ve la riporto per intero…
“Quando Narciso morì, accorsero le Oreadi, le ninfe del bosco, e videro il lago trasformato da una pozza di acqua dolce in una brocca di lacrime salate.
“Perchè piangi?” domandarono le Oreadi.
“Piango per Narciso” disse il lago.
“Non ci stupisce che tu pianga per Narciso” soggiunsero. “Infatti, mentre noi tutte lo abbiamo sempre rincorso per il bosco, tu eri l’unico ad avere la possibilità di contemplare da vicino la sua bellezza”.
“Ma Narciso era bello?” domandò il lago.
“Chi altri meglio di te potrebbe saperlo?” risposero, sorprese, le Oreadi. “In fin dei conti, era sulle tue sponde che Narciso si sporgeva tutti i giorni.”
Il lago rimase per un po’ in silenzio. Infine disse: “Io piango per Narciso,
ma non mi ero mai accorto che fosse bello. Piango per Narciso perchè, tutte le volte che lui si sdraiava sulle mie sponde, io potevo vedere riflessa nel fondo dei suoi occhi la mia bellezza.”

ecco il focus del post nascosto tra i miti antichi e moderni un concetto che vi ho già condiviso: dai pensieri nascono le idee, che portano parole, che si scambiano in chiacchiere e che stimolano nuovi pensieri, i quali ci fanno sognare altre idee e ci fanno nascere nuove parole da scambiare ancora in altre chiacchiere…

ma nelle prossime due tavole/post vi racconterò le storie di sosia e di chi è o non è stato veramente crocefisso… ma per ora continuiamo con la tavola (per chi volesse leggere le storie precedenti 123456788 bis, 9)

…e per oggi si interrompe qui.

se non si muore prima (perchè non si muore solo di/con/per/tra/fra/… corona virus), ci si rivede la settimana prossima.

perchè, condividere, è un cosa che rimane importante…

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nona puntata della fase due del coronona virus, ovvero “calendar girls” o “sul passare del tempo nella sua cognizione”

penso che sarà una delle ultime puntate (se non l’ultima) da tre tavole… dalle prossime settimane (ma è quasi finita la storia), ridurrò il numero delle tavole pubblicate.

ma parliamo di questa storia per immagini… cosa sono le immagini?

oramai, siamo abituati, all’opera d’arte nell’era della loro riproducibilità tecnica (il saggio di benjamin) e della società dello spettacolo (il saggio di debord) e si pensa più alle nostre immagini come opere inflazionate.
molti di coloro che mi conoscono di persona, o conoscono la mia storia, sanno della “magia” che attribuisco alla riproduzione delle opere che vengono fatte dall’autore stesso o che comunque ne controlla la riproduzione, perchè diventa, a tutti gli effetti, un’immagine acheropita (un’immagine non fatta da mani umane, anche se in questo caso, è fatta da mani non divine). ognuna delle parole scritte in blu in questo articolo, meriterebbero un approfondimento, ma come sempre, mi piace abundare che deficere…

forse è per questo che potrebbe essere interessante tornare a ragionare sulle nostre immagini quando la loro riproducibilità tecnica, non esisteva.

a parte le immagini acheropite, vorrei soffermarmi su una “sfumatura” proposta da agostino di ippona nel suo “soliloquia”…. per quello che poi divenne s. agostino ci sono principalmente due tipi di immagini: immagini in “equalibus” (in parità) e immagini in “deterioribus” (con peggioramento)…

le immagini in “equalibus”, sono ad esempio i gemelli, le uova, le stampe in serie… qual’è la stampa originale e qual’è la sua copia? sono indistinguibili. come si fa a dire che un uovo è “migliore” dell’altro? o che la stampa “a”, è migliore della stampa “b”? o qual’è tra due gemelli, il gemello originale e qual’è la sua copia? non c’è, sono eguali.

le immagini in peggioramento (in “deterioribus”)
siamo abituati a scattare foto con il nostro cellulare, fotografiamo di tutto e di più. anche la fotografia ha quasi perso la sua forma “artistica”, ed è diventato per molti una accumulazione di immagini che poi diventano poco più brevi dei momenti che fotografano (perchè ne abbiamo troppe da portare a stampare o perchè le pubblichiamo su stories che durano quel che durano). queste sono tutte immagini in “deterioribus”, immagini come la nostra ombra, la nostra figura nei video di sorveglianza, negli specchi, nei ritratti, o in sculture. quasi nessuno direbbe guardandosi allo specchio, o in uno degli esempi citati “guarda come assomiglio alla mia immagine”, perchè è l’immagine che assomiglia a me e non viceversa.

ma come nasce nel mito greco la prima immagine? mi accorgo, io che non ho fatto studi classici, gli antichi greci riescono ancora a parlarci di quello che sono le emozioni umane in un modo che ancora riesce a non lasciarci indifferenti per “il sogno” raggiunto.
il mito della prima “immagine” (in deterioribus) nasce da una “bella” storia, raccontata da plinio il vecchio, ed è la storia del vasaio di butade che lavorava a corinto e dall’amore della figlia. credo che quando c’è passione c’è inventiva, e l’inventiva creata dalla passione porta a invenzioni colme d’amore che colpisce l’animo umano…
plinio ci racconta che c’era una coppia di amanti appassionati, ma un giorno, lui dovette partire. forse per non tornare mai più. lei, nell’ultima notte assieme, disegnò l’ombra del suo amato proiettata su un muro prima che all’alba lui partisse. la ragazza, da quando lui partì, rimase a contemplare sempre questa silhouette innamorata di questa immagine che era l’ombra del suo ricordo. il padre della ragazza, che era un vasaio, cercò un modo per alleviare questo dolore della figlia per la perdita dell’amato e plasmò con l’argilla sulla base dell’ombra disegnata, un’immagine, che seccò e poi cosse per regalarlo alla figlia. da questo doppio gesto d’amore nacque il primo antefisso.

(le puntate precedenti sono qui:  1234567, 8, 8 bis).

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ottava puntata di calendar girl nella fase due del co.vi.d.-’19

ottava settimana…
ma quante cose accadono in questo periodo.

la domanda socratica è “se per fare delle navi, ci vogliono dei carpentieri, per fare politica, ci vuole o non ci vuole una competenza? e quale sarà la sua competenza?”
la politica guida la popolazione o è la popolazione che guida la politica?

in questa emergenza abbiamo visto zaia (governatore del veneto), che prima taglia la sanità e poi cavalca la popolarità, solo grazie ad un servizio socio-sanitario regionale che non ha fatto tempo a distruggere. chiunque lavori nel sociale, ha bene in mente quanti tagli sono stati fatti negli ultimi dieci anni.

e cosa ci accadrà ancora? nella storia, spesso ai grandi eventi nefasti, specialmente se in molte famiglie avvengono delle perdite, seguono delle grandi periodi di crisi, quasi sempre mosse anche da aspetti economici.
la cosa peggiore, è che in questa situazione i regimi più o meno democratici, la popolazione accetta piano piano, l’instaurazione di dittature.
perchè accade? perchè il cittadino medio non ha una cultura politica accentuata, va a votare facendosi convincere dai capi e da tutti coloro che gravitano attorno ai capi, anche quando mettendo in crisi i valori democratici, i valori su cui si fondava l’ordinamento che aveva dimostrato i propri limiti, ma che fino a quel momento, aveva sorretto lo stato delle cose.

sono rari i momenti storici in cui l’instaurazione di una dittatura è un processo rapido. molto più spesso le dittature cominciano grazie ad un consenso popolare. spesso le masse vengono manipolate da gruppi di persone che fino a quel punto hanno mal sopportato la democrazia, e cominciano ad operare per colpirla, cambiando le “regole del gioco”. l’instaurare nuovi ordinamenti, viene appunto, approvato dalla cittadinanza, perchè l’ordinamento democratico è insufficiente e va cambiato… ma come?

tucidide ce lo racconta nella guerra del peloponneso (che chi mi segue magari ha già letto “peloponnesian wars” sul dialogo tra ateniesi e meli), nell’ottavo libro, dedicando alla politica interna ateniese decine e decine di pagine di una narrazione altrimenti dedicata alla guerra. e che ci racconta? di come gli ateniesi, di fronte alla crisi della guerra, mettano in dubbio la loro secolare propensione alla democrazia. tucidide ci scrive degli ateniesi che prima hanno scelto votare a favore dell’inizio delle ostilità con sparta e quando va male, se ne pentono. gli ateniesi capiscono che il loro consenso era stato orchestrato da chi sapeva manipolarli, e quindi un corto circuito tra chi decide e chi viene portato a decidere ma poi capisce di essere stato portato nella direzione sbagliata. vedendo il proprio errore, passano a votare per un gruppo oligarca convinti da una nuova “élite” che risulta irresistibile in confronto ad una “massa”, e si elegge un gruppo di consiglieri “saggi”, che vengono votati in un clima apparentemente rispettoso delle leggi democratiche. la massa decide democraticamente di essere esautorata dei propri poteri democratici. questo voto crea quindi una oligarchia con poteri superiori alle altre cariche…
è retorico dire come anche questa scelta, prima porta alla guerra civile e poi alla perdita della guerra contro sparta.

più recentemente, le crisi economiche, portarono al potere i regimi totalitari in italia il fascismo, e in germania il nazismo.
dalla crisi del 2008 è cominciata l’ascesa dei populismi, dalle facili risposte, con le facili soluzioni che sembrano tanto ovvie ma che tanto sono insidiose nelle loro ombre di attacchi diretti alla democrazia.

rimaniamo socratici, costruiamo metodi d’indagine, dialogo, e la confutazione senza dimenticare i concetti etici fondamentali.
«Dovetti concludere meco stesso che veramente di cotest’uomo ero più sapiente io: […] costui credeva sapere e non sapeva, io invece, come non sapevo, neanche credevo sapere.» socrate.

andiamo avanti, guardando al tempo indietro…
come si misuravano i giorni dopo la rivoluzione francese e dopo la rivoluzione d’ottobre?
e cosa ha portato la diversificazione dei calendari a napoleone?
(le puntate precedenti sono qui:  123456, 7).

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quinto lunedì di fumetti durante la pandemia covid-’19

in un periodo storico in cui sappiamo molte cose, e quello che non sappiamo lo possiamo facilmente reperire con un click… diamo sempre più per scontato il non poter confutare i dati, perché le informazioni che abbiamo così largamente accessibili ci sembrano paradossalmente irraggiungibili.
perché irraggiungibili? perché non basta sapere le cose, non basta ripeterle, ma soprattutto serve capirle per salvare la democraticità di una società, perché il “futuro” non coincide sempre con il “progresso”.

un esempio: se non sappiamo capire perchè la terra è tonda (anche solo perchè la diamo per scontata), non possiamo dimostrarlo praticamente e i terrapiattisti avranno sempre la possibilità di aver ragione.
forse farà ridere quanto appena detto, ma che la terra fosse tonda e quanto grande fosse, non è una conoscenza nata tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500, perchè già gli antichi greci lo avevano capito certamente con pitagora (VI secolo a.c.) e ne calcolarono anche la dimensione certamente con eratostene (III secolo a.c.).
e come lo avevano capito e misurato gli antichi greci? grazie all’osservazione, alla logica e provvisti solo di righello e goniometro come strumenti di calcolo (con un errore di circa l’1% della superficie reale), ma poi questa conoscenza andò a “perdersi” nel sentire comune per affermarsi invece che la terra è piatta per più di un migliaio di anni.
quindi non possiamo escludere altri “passi indietro” di conoscenze in futuro.

certamente utilizzare i moderni sistemi digitali ci da una estrema precisione di risultati, ma non sapere ridurre i grandi problemi ad un insieme di piccoli problemi facilmente risolvibili, ci farà presto tornare ad un approccio non molto diverso a quello del passato in cui tornerà sempre più “normale” credere in modo acritico ad uno scienziato, ad un papa, ad un pazzo, che ce la sa raccontare bene.

quindi, se ci limitiamo solo a leggere l’ora esatta di un orologio digitale, ne guadagniamo in puntualità, ma l’ora diventa un dato astratto, perché perderemo qual’è il reale senso del tempo.
le cifre di un display saranno numeri imposti se non sappiamo a cosa si riferiscono, e non capiremo come verificarli o perché percepiamo il tempo in modi diversi e a cosa serve…

viviamo nella “natura”, e la natura non è digitale.

quindi, eccovi pronti per un po’ di “erotismo intellettuale” : )
per visionare le puntate precedenti, ecco la puntata uno, due, tre, quattro

Continua a leggere “quinto lunedì di fumetti durante la pandemia covid-’19”

sette chakra

ecco un’altra illustrazione questa volta dedicata ai sette chakra e allo yoga…

7 chakra

 

come sempre potete trovare dai quaderni alle borse come le magliette, gli orologi, e le fantastiche tazze, e tanto altro con questa immagine coordinata, su red bubble

l’immagine qui sopra è a bassa qualità, se vi servisse a qualità migliore con le sottocitate condizioni, basta contattarmi  🙂

 

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